Ali Pasha di Tepelenë: il leone di Ioannina!

Ali Pasha Tepelena

Figura centrale nella storia albanese, come confermano le molte vie e piazze a lui intitolate e il gran numero di castelli che portano il suo nome sparsi sul territorio, Ali Pasha nacque a Tepelenë nell’inverno del 1740 e morì assassinato all’età di 82 anni, il 24 gennaio 1822, a Ioannina.

Astuto uomo politico e abile condottiero, Ali riuscì in breve tempo a scalare i vertici militari ottomani, fino a ottenere la carica di pasha di Giannina. A cavallo dei secoli XVIII e XIX, nel suo pashalik rientravano l’Epiro, la Tessaglia e l’intera Albania meridionale.

La sua corte, luogo di opulenza e meraviglie, affascinò artisti e intellettuali dell’Ottocento, tra cui Lord Byron che ebbe modo d’incontrare durante il suo primo viaggio in Oriente,

Tramandate dalla poesia e dal folklore popolare sono invece le atrocità inflitte da Ali Pascia a chiunque tentasse di opporsi al suo dominio: il massacro dei giovani maschi delle città di Gardhiq e Hormova, colpevoli di discendere dagli uomini che avevano ucciso il padre e stuprato la madre del despota; l’epurazione degli arumeni da Moscopoli; l’esecuzione di massa di alcune donne cristiane di Giannina, sommariamente processate come adultere e affogate nel Lago Pamvotida; la pubblica esecuzione del clefti Antonio Katsantonis, trucidato a colpi di maglio.

Ali Pasha di Tepelenë fu il governatore di vasti territori dell’Impero, ma la sua strategia era in realtà rivolta a contrastare il potere ottomano, creando uno stato semi-autonomo, sempre più solido.

Il suo più grande merito fu proprio quello imprimere una notevole spinta al nascente desiderio di unità nazionale albanese. Nel 1819 proclamò l’indipendenza dall’impero, ma la decisione ebbe un epilogo tragico: dopo due anni fu catturato dai turchi che gli tagliarono la testa.

Asserragliato nel suo palazzo, fu attirato allo scoperto dalla promessa di un perdono completo, ma una volta uscito dal suo fortino, si vide circondato dai turchi che gli intimarono di inginocchiarsi per essere decapitato.

A quel punto, secondo lo scrittore e drammaturgo francese Alexandre Dumas, Ali Pasha avrebbe aggredito i nemici dopo aver risposto: “La mia testa non si piegherà come la testa di uno schiavo!”. I soldati ottomani gli spararono attraverso il pavimento, spacciandolo.

La sua testa venne portata su di un piatto d’argento ad Hursid Pascià, comandante delle forze sultanali, che ne baciò la barba in segno di rispetto prima d’inviarla a Costantinopoli.

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