Storia Albania: dall’Illirico allo stato moderno!

Storia Albania: Skanderbeg Lega Lezha Kruja

In principio furono gli Illiri, un gruppo di tribù indoeuropee, che abitarono i Balcani occidentali a partire dal II millennio a.C.. Il legame più solido tra illiri e albanesi è costituito senza dubbio dalla lingua, un idioma di origine indoeuropea, non imparentato con nessun’altra lingua del continente.

Dediti all’allevamento e all’agricoltura, questi antichi albanesi condussero una guerra continua con i greci, che si concluse nel 358 a.C. quando Filippo II li assoggettò. Per vedere tracce della loro storia in Albania, potrete visitare le prime sale del Museo Storico Nazionale di Tirana e le antiche città di Byllis, Amantia e Selca.

Altrettanto affascinanti sono le colonie greche di Epidamnos, l’odierna Durazzo, Apollonia, presso la città di Fier, e Butrinto, che raccontano una storia di scambi e intrecci culturali tipici del Mediterraneo durante l’epoca classica.

Il contributo determinante alla storia dell’Albania, apportato nel corso della dominazione romana, riguarda invece la costruzione della Via Egnatia, che univa Durazzo a Tessalonica e Costantinopoli. Dyrrachium divenne così non solo una fiorente base commerciale, ma anche un punto strategico per le operazioni militari e centro culturale.

Con lo scisma del 395 d.C., l’Albania si trovò a far parte dell’Impero Romano d’Oriente, entrando dunque nell’orbita di Bisanzio e assistendo a una progressiva diffusione della religione cristiana. La dominazione bizantina si protrasse, con vari intervalli, sino al XIII sec..

Dopodiché la regione divenne di nuovo terra di conquista: i serbi guidati dal re Stefan Dušan, la Serenissima Repubblica di Venezia e infine gli Ottomani, che avrebbero segnato la storia dell’Albania per i cinque secoli successivi.

L’invasione a opera del potente vicino turco, è indissolubilmente legata al mito di Gjergj Kastrioti Skënderbeu, nobile condottiero albanese originario di Kruja, che per venticinque anni, dal 1444 al 1468, guidò i principi albanesi riuniti nella Lega di Lezha contro l’avanzata ottomana.

Storia Albania: Selca e Poshtme

Ancorché esigue e mal armate, le coraggiosissime truppe di Skanderbeg non conobbero sconfitta; perciò, costatatene l’imbattibilità, il sultano turco Maometto II chiese la pace, ma si trovò di fronte un secco rifiuto.

Le gesta di Giorgio Castriota risuonarono per tutto l’Occidente, facendogli guadagnare l’alleanza del papato, che inviò delegazioni per celebrarne l’eroismo, e degli Stati aragonesi dell’Italia meridionale, dove, alla sua morte, si diressero migliaia di albanesi in fuga dalla guerra, dando così vita alle comunità arbëreshe, dal nome di Arberia con il quale si indicava l’Albania nel ‘400, tutt’ora presenti nelle regioni del sud Italia.

Quando la malaria, nel 1468, si portò via Gjergj Kastrioti Skënderbeu, anche la resistenza albanese si spense, lasciando campo libero agli invasori turchi. Come è facile immaginare, oltre quattrocento anni di governo ottomano segnarono in modo indelebile la storia dell’Albania, con gli albanesi cristiani messi di fronte a una scelta: convertirsi all’islam e ottenere così le ampie libertà politiche e civili che i turchi garantivano ai fedeli, oppure rassegnarsi a vivere in condizione di inferiorità.

Nei musei etnografici che troverete nelle diverse città, primo fra tutti quello di Kruja, avrete modo di farvi un’idea dell’abbigliamento, della cucina, dell’architettura delle case e della vita famigliare, che all’alba del XX sec. aveva assunto una chiara impronta ottomana.

Il XVIII sec. vide muovere i primi passi del movimento nazionale, ma bisognerà attendere l’indebolimento del controllo centrale a Istanbul all’inizio del secolo successivo per vedere il costituirsi di una Nazione autonoma. Fu Ali di Tepelena, pasha di Giannina, che nei primi anni dell’800 inglobò nel suo pashalik l’Epiro, la Tessaglia e l’intera Albania meridionale, a imprimere una considerevole spinta al sentimento d’indipendenza nazionale albanese. Nel 1819 dichiarò unilateralmente l’indipendenza dall’impero, ma la decisione ebbe un esito tragico: finì ucciso a tradimento e decapitato due anni dopo.

Nella seconda metà dell’Ottocento l’Albania fu attraversata da un grande fermento, che inizialmente coinvolse soprattutto gli intellettuali. Venne fondata la Lega di Prizren e fiorirono riviste e comitati per la difesa dell’unità nazionale: Rilindja Kombëtare, ovvero Rinascita Nazionale, fu un complesso movimento politico e culturale, che si propose tra le altre cose di ricostruire per la prima volta in modo organico una etno-storia del popolo albanese in chiave marcatamente anti-ottomana.

Storia Albania: Monastero Santa Maria Apollonia

Lo scoppio della Prima Guerra Balcanica del 1912 offrì ad Ismail Qemal l’occasione per realizzare le aspirazioni a staccarsi da Costantinopoli. Così il 28 novembre dello stesso anno si riunì a Valona con 83 patrioti e intellettuali albanesi e proclamò l’indipendenza dell’Albania, che fu riconosciuta dalle Grandi Potenze con il Trattato di Londra del 1913.

Gli anni successivi vennero segnati dal caos e dalla violenza della Prima Guerra Mondiale, e al termine del conflitto, da lotte di potere e disordini. In questa fase della storia dell’Albania emersero nuovi personaggi, tra i quali lo spregiudicato capo clan Ahmet Zogu, che, eletto capo di governo nel 1923, venne nominato Presidente della nuova Repubblica d’Albania nel 1925 e si auto-proclamò infine Re degli albanesi col nome di Zog I nel 1928.

Durante il regno di Zog I l’amicizia e la collaborazione fra Albania e Italia si intensificarono, e gli aiuti economici e finanziari elargiti da Roma durante gli anni ‘30 diventarono alla fine del decennio il viatico per una vera e propria invasione militare. Nell’aprile del 1939, Benito Mussolini inviò 30.000 soldati sull’altra sponda dell’Adriatico: la resistenza albanese, scarsa e poco convinta, fu facilmente sopraffatta mentre Zog lasciava definitivamente il Paese scegliendo la via dell’esilio. Il 16 aprile Vittorio Emanuele III cinse la corona d’Albania.

La situazione che seguì gli anni del secondo conflitto mondiale, segnati dall’occupazione nazi-fascista e dalla lotta della Resistenza, fu, se possibile, ancora peggiore: l’11 febbraio 1945, alla proclamazione della Repubblica popolare albanese, Enver Hoxha, il segretario del Partito Comunista, divenne presidente del Consiglio.

Ebbe così inizio l’esperienza del regime comunista più longevo d’Europa e la storia di uno dei poteri personali più assoluti e conosciuti nel XX sec., che segnerà profondamente i successivi 40 anni di storia dell’Albania. Le tracce più evidenti che noterete in giro per il Paese saranno le decine di migliaia di bunker di cemento armato che il regime fece posizionare in ogni angolo del territorio per bloccare la possibile invasione da parte di nemici stranieri.

Le purghe interne al partito, l’uccisione e l’imprigionamento nei campi di lavoro di dissidenti e oppositori politici, il clima di perenne sospetto e paura diffuso tra la popolazione sono ricordati come gli aspetti più drammatici del lungo dopoguerra albanese, insieme alla serie di errori in campo economico che portarono alla gravissima crisi degli anni ‘80 e alla definitiva caduta del regime tra il 1990 e il 1991.

La transizione verso il libero mercato e la piena democrazia fu segnata per l’Albania da un’emigrazione di massa di centinaia di migliaia di albanesi che approdarono pieni di speranza sulle coste italiane. Nello stesso 1991 il Partito Democratico di Sali Berisha ottenne la maggioranza e si aprì una fase di decisa liberalizzazione economica, ma la crisi finanziaria del 1997 e la guerra del Kosovo del 1999 causarono ulteriori problemi alla stabilità politica e sociale del Paese.

Gli anni Duemila, caratterizzati dall’alternanza fra Partito Democratico e Partito Socialista, hanno salutato l’inizio di un periodo di costante crescita economica e di netto miglioramento delle condizioni di vita della popolazione; attualmente l’Albania è governata dal socialista Edi Rama.

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